Ed ecco a voi un altro piccolo grande stratagemma del marketing moderno, una campagna o annuncio pubblicitario progettato per creare curiosità attorno ad un prodotto di cui viene omesso il nome, e che verrà rivelato in una campagna o annuncio successivo, instaurando un clima di interesse quasi “preparatorio” per chi ne viene a conoscenza prima di sapere l’oggetto di cui si parla.
Dunque signori e signore vi presento il teaser, o meglio a presentarvelo è una signorina che si spoglia per strada…
Ma andiamo con ordine.
Qualche tempo fa ho letto di una spettacolare campagna di comunicazione ideata per un negozio di Berlino.
Per l’apertura del suo nuovo store questo brand ha sparpagliato per le strade principali della città con dei cartelloni pubblicitari.
E fin qui niente da dire.
Questi cartelloni però sono stati posizionati in modo davvero strategico, la ragazza che appare sui cartelloni è vestita di tutto punto, un poco ammiccante, girata quasi del tutto di spalle.
Ma basta fare qualche centinaio di metri nella direzione giusta, volutamente non indicata dal cartello, per ritrovare, se siamo fortunati, un secondo cartello, del tutto simile al primo, ma la cui ragazza appare senza un elemento del suo abbigliamento iniziale.
E la cosa continua così, curiosa e stimolante, più si và avanti, nella direzione giusta si direbbe, più la maliziosa ragazzetta appare denudata di altri capi.
Fino a quanto possiamo spingerci?
Fino a quanto ci concederà l’avvenente figura in carta e colori?
Quanto basta per scoprire uno dei completi della nuova collezione del brand.
Perché è proprio così, la direzione giusta è in effetti quella che porta dai cartelloni allo store, un negozio di lingerie.
Insomma, la creatività del team di marketing è riuscita a stimolare la curiosità (e delle innate fantasie…) di potenziali acquirenti facendoli giocare semplicemente ad una caccia al tesoro, davvero ben architettata, seppur nella sua disarmante semplicità.
Grandissimo colpo a mio avviso, e non perché sia tremendamente di parte.
Proue
Che stia diventando una ossessione?
Da quando lo conosco lo vedo/sento proprio dappertutto.
Ebbene ieri ero ad una chic-osissima conferenza sulla storia del Costume, e un marchio tra i protagonisti elogiati e coccolati dal relatore (divino…) era Comme des Garçons, fashion brand giapponese che pare stia impazzando tra i patiti di stile nel mondo.
Non mi dilungo a parlare del marchio, che tra l’altro, alla luce della conferenza di ieri, prende a piene mani, direi quasi spudoratamente, da una nostra stilista degli anni ‘30, al secolo Elsa Schiapparelli, ma vi parlo di quanto la bambolina superstilosa che crea questa linea abbia capito come “eventizzare” la sua moda e far parlare di sé.
La stilista giappo, proprio in questa concezione, i suoi guerriglia stores, dal 2004, antesignana di una corrente markettara/filosofica del “massimo risultato con il minimo sforzo”.
I Guerriglia stores di Rey Kawakubo sono in realtà luoghi non deputati che si trasformano, ma solo al loro interno, in temporary stores che propongono la nuova linea.
E non si cambia neanche troppo l’interno, se proprio la vogliamo dire tutta, lasciando e riutilizzando con fantasia i (pochi) attrezzi trovati sul posto.
Altra caratteristica dei Guerriglia Stores della casa è l’assoluta assenza di insegne, o di indicazioni per trovare questi stores, che non sono neanche lontanamente oggetto di campagne di comunicazione.
Lo trovi? Bene, sei fashion.
Non lo trovi? Hai perso una occasione unica.
I suoi quindi risultano essere veri e propri stores urbani ossasionali, che sembrano (e occhio al “sembrano”) improvvisati, e che, dopo un periodo di tempo, cui non è dato sapere, spariscono così come sono comparsi.
Esempio emblematico, la cui fonte è il caro relatore, una macelleria americana che, secondo testimonianze, per una decina di giorni è diventato Comme des Garçons stores: neanche il tempo per i fortunati di avvertire la propria cerchia di fashion victim della scoperta di questo posto, che accorsi in loco questi han ritrovato una macelleria.
C’è chi parla di rimando al Giappone postatomico, con le sue strutture non strutture ed il filone dell’essenziale, c’è chi lo giustifica con la voglia di sfondare la distribuzione regolare contro la schematicità del mondo Nipponico.
Ma noi ormai siamo Guerriglia Marketing Hunters, e certe cose proprio non ci possono sfuggire.
Curiosi? Esaltati? Eccovi il video esempio, in attesa della prossima, succulenta, case history!
Se è vero che, come definisce Wikipedia, il Guerriglia marketing è: “una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali,” …
…. allora oggi vi racconto un caso che ho deciso di definire di “guerriglia marketing sui generis” nel mio palazzo.
Mi spiego meglio:
oggi torno a casa, e mentre mi accingo a salire le scale, l’occhio mi cade, come al solito, sulla cassetta della posta. Dalle scale non posso capire cosa sia, ma il solo fatto che nella finestrina si intraveda qualcosa mi fa deviare il percorso.
Più mi avvicino alla cassetta della posta più l’oggetto al suo interno prende forma.
Una busta bianca, discreta, innocua, che non ha la forma delle bollette.
Mentre raggiungo la cassetta il pensiero che sia una lettera di un amico mi solleva.
Finalmente giungo, apro, ed estraggo la lettera.
Ad una osservazione successiva mi accorgo che non porta mittente (accipicchia), tanto meno il destinatario (hmh…).
Ma sollevo la linguetta, che non è incollata, e apro il foglio al suo interno: una mezza facciata di foglio protocollo scritta a mano. Da quanto tempo non leggevo qualcosa di scritto a mano…
Ebbene ragazzi, non potete immaginare.
Provate ad indovinare chi mi ha scritto?
Una certa signora Pina (Si firma alla fine della lettera, con tanto di cognome).
Niente di strano, chi non consoce una signora Pina?
Niente di strano se non fosse che la signora Pina mi invita a riflettere sull’esistenza o meno di un destino predeterminato ed a partecipare ad un discorso pubblico…
Avete capito bene, la signora Pina in realtà è un’appartenente ad una delle religioni più diffuse in Italia, di quelle i cui membri girano e bussano casa per casa per cercare di convertire il mondo, con determinazione, dolcezza, purtroppo a volte un tantino di ottusità.
Ma non ne hanno colpa, del resto la fede è ottusa, è un dato di fatto.
Tornando dall’out alla signora Pina, vi prego di riflettere sui mezzi e gli strumenti che ha utilizzato:
Il luogo: la cassetta della posta
- la cassetta della posta (che oggi è tornata un contenitore abbastanza intimo e serio, da quando le amministrazioni comunali si sono inventate il “porta pubblicità condominiale” separato.
Nella cassetta della posta troviamo per lo più informazioni riservate (bollette), servizi che abbiamo esplicitamente richiesto (riviste o altro in abbonamento) e corrispondenza personale.
Il mezzo: una lettera
- la lettera è quanto di più personale si possa pensare di ricevere.
La busta bianca, il foglio preso da un quaderno, stimola ricordi e sensazioni che gli A4 e gli stampati non permettono più.
Lo strumento: la scrittura a mano
- alzi la mano chi non ha difficoltà a scrivere qualcosa a mano. Chi non ha completamente perso l’abitudine a prendere la penna in mano, chi non sorride davanti ad un testo di un bambino, pulito, ordinato, ma quasi “vivo”.
Insomma, che la signora Pina lo abbia fatto o meno apposta, ha egregiamente abbattuto, piano piano, senza dare troppo nell’occhio, tutti i paletti che la mia esperienza, il moderno modo di fare pubblicità e il bombardamento mediatico, con il passare del tempo mi avevano fatto alzare necessariamente.
La sua informazione è passata per intero, senza fastidio, senza risentimento e senza farmi credere di aver perso del tempo cedendogliene.
In ogni caso la signora è finita, questo sicuramente non l’ha fatto apposta, in uno studio sul marketing.
Non mi resta che apprezzare il suo lavoro e farle i complimenti perché:
- se la sua è stata un’idea spontanea, tanto di cappello perché la sua pubblicità ha trovato una destinataria.
- se la sua è stata una idea freddamente architettata, tanto di cappello perché ha capito come “fregarmi”.
Ciao ragazzi!!
Innanzitutto buon 2010 a tutti!! Vi auguro un anno fantastico e ricco di soddisfazioni.
Anno nuovo, iniziative nuove!!
Il nostro Geom. Alfieri, una mente in continuo femento, ha creato un gruppo su linkedin LEN 2.0. A questo è legato un sottogruppo AREA STUDENTI LEN che servirà a noi e avoi per parlare discutere e confrontarci!!
Se siete interessati iscrivetevi sia al gruppo principale che al sottogruppo…
E poi non dimenticate che linkedin è un ottimo mezzo per farsi trovare!!
Qualche tempo fa parlavamo di Social Network e l’utilizzo degli stessi da parte delle aziende a scopi per lo più pubblicitari.
Essendo internet la mia fonte principale di ispirazione questa mattina mi sono messa in testa di recuperare del materiale per confrontare i vari “esperimenti” di aziende italiane in quest’ottica.
Un modo come un altro per dare un po’ di fiducia alle realtà imprenditoriali nazionali e non accodarmi per una volta al coro di chi critica l’Italia perché è sempre un passo indietro.
Ebbene: un blog, proprio come questo, mi ha aperto un mondo nuovo.
Si chiama Tsw.it e raccoglie le segnalazioni da parte di utenti che hanno scovato casi di utilizzo di social network e blogging da parte di imprese italiane di dimensioni medio-grandi.
Si tratta quindi di realtà che hanno fatturati sensibili e che, si immagina, non puntino ai social network con il solo obbiettivo di ottenere aumenti di entrate.
L’elenco che ho trovato su questo blog purtroppo è aggiornato a fine Maggio del 2008 ma i marchi inseriti credo siano rappresentativi di uno spaccato dell’imprenditoria italiana, essendo appartenenti a molteplici tipologie di prodotto, inclusi anche molti servizi.
C’è di tutto davvero, dalle case automobilistiche (alfa Romeo o Ferrari), all’abbigliamento (Diesel, Benetton, Coin), alle agenzie immobiliari (Gruppo Toscano) alle associazioni no-profit (FAI) ed emittenti radiofoniche e televisive (Rai, Radio dee Jay, Sky) e l’elenco potrebbe andare avanti per molto.
I social network più utilizzati sono senza dubbio Facebook e Youtube, ma non mancano Flickr, Second Life, Twitter e Blog personali (personali intesi come “fatti da persone”, non certo “intimi”…).
Gli esempi che ho elencato qui sopra si riferiscono alla creazione di pagine e spazi da parte delle aziende stesse, a cui resta la gestione ed il potere decisionale ultimo.
Caso diverso invece quello delle pagine e dei contenuti “user generated” ovvero create e gestite da utenti semplici, non legati in alcun modo all’azienda di cui, in un certo senso diventano portavoce, nel bene o nel male.
A quanto pare anche questo ambito, per quanto nato per pura passione di degli utenti finali, è diventato degno di interesse e speculazione.
Sul sito zoopa.com, una piattaforma di User Generated Adversiting è possibile per le stesse aziende approfittare e spronare questo andazzo di gente che ha tempo e voglia (oltre che le capacità creative) per osannare i propri prodotti preferiti.
In questo sito infatti le aziende interessate possono aprire dei contest in cui invitare gli utenti a realizzare spot video, grafiche, banner pubblicitari, spot radio oppure scrivendo una sceneggiatura. Per i più bravi ci sono in palio delle somme in denaro.
Sembra un po’ un mix tra concorso ed un engagement, ma pare che la cosa susciti parecchio interesse da parte di realtà anche ben posizionare sul mercato: il sito infatti cita TomTom, Nestlè, MINI, Best Western, Invicta, ENEL, Agos, Citroen, Rai.tv, Pago come clienti soddisfatti.
Insomma, per questa volta sto buona, sembra che qualche scossone all’Italia sia arrivato, in termini di idee innovative. Si sta avvicinando il momento in cui chi và a cercare il mondo all’estero finalmente si ricorda di portarne un pezzetto in Patria?
E’ stato spiegato molto seriamente dalla prof.ssa di Comunicazione pubblicitaria, ma è riuscito a far sorridere di cuore la prof.ssa di Inglese.
Parlo del Guerrilla Marketing, una ” forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali” (scopiazzo da Wikipedia.it).
Un giornale che amo molto, FOCUS, questo mese ci ha scritto un bell’articolo sopra, in collaborazione con Elisabetta Pittana, copywriter di una notissima agenzia di pubblicità a Roma.
Con un certosino lavoro di Addobe Fine Reader vi riporto l’articolo qui sotto e, se la paginetta vi ha stimolato la curiosità, in fondo troverete una video raccolta di guerriglia marketing postata su Youtube.
Approfitto, data la mancata ultima lezione dell’anno, per fare a tutti gli auguri di serene festività.
All’anno prox
Proue
Articolo estratto da FOCUS n. 207 – gennaio 2010
CHI è?
<<Migliaia di persone lo sognano, ma nessuno sa chi sia. Su Internet si moltiplicano le teorie sulla sua identità. E il mondo gli da la caccia». Così il quotidiano La Stampa dava notizia, lo scorso ottobre, di un fenomeno nuovo e misterioso. Ogni notte, nel mondo, milioni di persone sognerebbero la stessa persona: un uomo che nessuno conosce ma che, dalle descrizioni, appare avere le stesse caratteristiche. Lineamenti morbidi, capelli corti (con un probabile riporto sulla nuca), labbra sottili e sopracciglia folte e congiunte. Nessuno sa come si chiami o da dove venga, ma tutti – si dice – continuano a vederlo in sogno.
• Da New York al mondo
Il fenomeno è stato segnalato la prima volta dal quotidiano tedesco Bild: nel 2006, scriveva, una donna di New York aveva raccontato al suo psichiatra di avere fatto un sogno con un uomo bizzarro. L’uomo del sogno tornava tutte le notti per darle consigli sulla sua vita. Era così ossessionata che ne fece un ritratto e lo lasciò sulla scrivania del medico. Nei giorni successivi, quel disegno catturò l’attenzione di altri pazienti che rivelarono di avere sognato lo stesso uomo. Ben presto, lo psichiatra contattò alcuni colleghi e scoprì che la faccia dello sconosciuto aveva animato il sonno di migliaia di persone nel mondo.
Poco dopo nacque un sito, this-man.org (dall’inglese “questo uomo”), dove tuttora si chiede ai visitatori: “Avete mai sognato quest’uomo?” e si cercano spiegazioni al fenomeno.
Alcuni ipotizzano che il volto dello sconosciuto sia un’immagine-archetipo: farebbe cioè parte di un bagaglio culturale inconscio comune a tutti gli uomini, nel quale sono racchiuse tutte le esperienze della nostra specie.
Altri, invece, ritengono che l’uomo sia l’incarnazione dei sogni. C’è anche chi crede che sia un essere umano capace di introdursi nella mente degli altri per manipolarla. E c’è chi pensa che possa essere il volto di Dio.
Ma se non ci si lascia prendere da facili entusiasmi e, più prosaicamente, si va ad accertare l’intestatario del sito, si scopre che thisman.org è registrato da Andrea Natella, direttore creativo di un’agenzia di Roma specializzata in “guerrilla marketing”.
Campagne d’assalto
«II guerrilla marketing (v. Focus n° 175) è una strategia di pubblicità non convenzionale» dice Elisabetta Pittana, copywriter dell’agenzia di pubblicità Armando Testa a Roma. «Invece di comprare inserzioni su stampa, radio e tv, riesce ad avere visibilità sui media senza pagare ma suscitando tanta curiosità o scalpore da essere notata dai giornalisti ed essere pubblicata come notizia».
Un’altra agenzia romana specializzata in questo genere di attività, e che si chiama appunto “guerrillamarketing.it”, ha creato diverse campagne riuscite. Per il ciclo di Jurassic Park ha disposto per le strade di Milano, Roma e Napoli una serie di coproliti: enormi escrementi (finti) di dinosauri. Per un programma tv di Discovery Channel, sono stati applicati adesivi speciali negli urinatoi dei locali più trendy di Milano e Roma: gli adesivi mostravano il logo del programma solo quando si faceva pipì.
«La regola d’oro del guerrilla marketing è spendere poco e ottenere molto» dice Arnald, copywriter della rete creativa WorldWildWeb. «L’obiettivo è ottenere spazio sui media, senza pagare un centesimo. La scorsa estate avevamo ideato una campagna per sollevare interesse sul tema delle morti sul lavoro. Abbiamo steso un manichino sulla spiaggia libera di Ostia e l’abbiamo coperto con un lenzuolo. In un cartello accanto si poteva leggere: “Senza la giusta protezione, sul lavoro ci lasci la pelle”. Era volutamente scioccante: infatti il sito di Repubblica.it ha parlato di noi e altri l’hanno seguito. Volevamo regalare questa campagna alla CgU, ma non ci hanno nemmeno risposto. Con 100 euro abbiamo guadagnate 50.000 euro di spazi».
Il termine guerrilla marketing è stato coniato dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson, che nel 1984 ne fece il titolo di un libro, diventato poi la Bibbia del settore.
Streghe, Ufo e banditi
Uno dei primi esempi di questa tecnica è la leggenda metropolitana lanciata in Rete nel 1999, e poi ripresa dai giornali, in cui si raccontava di 4 cineasti scomparsi in una foresta del Maryland 5 anni prima e di cui
- si diceva – erano state ritrovate le drammatiche riprese.
Poco tempo dopo, uscì al cinema il film The Blair Witch Project- Il mistero della strega di Blair. Era un horror costato 500.000 dollari: grazie al battage pubblicitario, fruttò quasi 250 milioni di dollari ai botteghini.
«Come molte altre categorie del marketing, “guerrilla” è in realtà un’etichetta appiccicata a posteriori a una tecnica che è sempre stata usata, più o meno consapevolmente» spiega Pittana. «In fondo, anche le manifestazioni di piazza sono una forma di guerrilla marketing».
In Italia, il guerrilla marketing è arrivato nei primi anni 2000, sulla scia di “beffe mediatiche” sperimentate sotto il nome collettivo Luther Blissett. Alcuni componenti di Luther Blissett diedero poi vita a Roma a “guerrigliamarketing.it”, la prima agenzia italiana ad avere applicato la strategia nel mercato italiano.
Con risultati notevoli: nell’estate del 2001 apparvero, nel parcheggio dell’Aquafan di Riccione, 3 cerchi di 2 metri di diametro l’uno. Subito si scatenò tra gli ufologi e sui giornali l’ipotesi di un atterraggio extraterrestre. Era invece una campagna di promozione turistica commissionata a guerrigliamarketing.it dal Comune: “Riccione: Ultimo pianeta prima della Terra” era lo slogan. Secondo una ricerca della Facoltà di Scienze della Comunicazione di Roma il valore dell’operazione, a costo zero, risultò stimabile in 200.000 euro.
Cattivo gusto?
Non sempre, però, l’effetto è quello desiderato. Un caso controverso è stata la campagna di Sky a supporto della serie Romanzo criminale, ispirata alle gesta della banda della Magliana, gruppo fuorilegge attivo a Roma negli anni ‘80. Per lanciare la serie tv, furono piazzati davanti al Palazzo della Civiltà italiana di Roma alcuni busti che riproducevano 4 appartenenti alla banda. L’operazione suscitò l’intervento del sindaco Gianni Alemanno che la definì «un’operazione di cattivo gusto». «Ciò che caratterizza il guerrilla marketing è la dimensione di viralità: crea interesse in chi ne viene a conoscenza, scatenando il desiderio di informare altri» continua Pittana. «La notizia, quindi, si diffonde in maniera esponenziale, come un virus. Anche grazie a un alone di mistero: il marchio non viene svelato subito, per tenere viva la curiosità».
Statistica dei creduloni
Dunque, anche “l’uomo dei sogni” è un esempio, senz’altro tra i più riusciti, di guerrilla marketing. Ma che cosa intende promuovere? L’agenzia che ha registrato il sito thisman.org, contattata da Focus, non ha confermato né smentito nulla.
«Prima che si diffondesse il guerrilla marketing, avrei definito questa campagna una burla diffusa via Internet, come i famosi “bonsai kitten” (un finto sito che vendeva “gattini bonsai” in bottiglia, ndr)» conclude Pittana. «Oggi, però, il fatto che il dominio thisman.org sia intestato a un’agenzia di guerrilla non mi stupisce.
Anche se questa campagna non fosse stata ideata per lanciare un prodotto, sarebbe comunque un’ottima operazione autopromozionale: l’agenzia di marketing mostra che riesce a far parlare di sé. Ma l’uomo dei sogni potrebbe anche essere un “esperimento sociale”, ideato per vedere quante persone credono a una leggenda metropolitana.>> Se le cose stanno così, o se si tratti di una beffa globale, dovremmo scoprire presto come andrà a finire.
Oggi ho aperto la mia pagina di Facebook e ho trovato subito, a livello occhi, la lettera aperta di Marc Zucherberg, il fondatore di Facebook, agli utenti del suo network. La curiosità si è subito impadronita di me e sono corsa a leggerla. Dateci una letta pure voi!! ;-P
Riassumendo, ve la faccio breve, Marc ci ringrazia del nostro sostegno e della nostra voglia di condividere, ma dato che ci vuole bene ha deciso di fare 2 cose per noi: 1) togliere le reti geografiche, e 2) ancora una volta ci viene incontro nelle tutela della nostra sacra e inviolabile privacy. Un’anima pia!
Toglie le reti geografiche perché non sono più significative e non sia mai che la corsa verso la conquista del mondo globalizzato venga fermata; inoltre ci tutela maggiormente, semplificando e riunendo in un’unica pag tutte le impostazioni relative alla privacy che vengono richieste ogni qualvolta si decide di aggiungere un’applicazione.
Molti, a causa di loro leggerezze, hanno perso il lavoro, fidanzati/e a causa dell’amato/odiato fb, e spesso sono presi dalla voglia di fare causa a facebook, convinti che la soluzione stia tutta lì. Vi è poi un rimando al progetto vero e proprio che spiega i principi base su cui si fonda: CONTROLLO, SEMPLICITA’, CONNESSIONE. Il prodotto della mente di Zucherberg è spesso preso di mira perché accusato di andare contro la privacy, di rovinare la famiglia e le relazioni sociali reali, di farsi portatore di fenomeni paranormali, come la resurrezione di un morto! Ho sentito al Tg questo fatto: una ragazza voleva solo far rivivere il suo defunto fidanzato, e così ha deciso di farlo resuscitare, continuando a farlo vivere on line. Perciò il defunto su fb esisteva ancora!! …Anche se romantica come cosa, va anche questa contro la privacy; per non parlare dei casi in cui qualcuno si spaccia per qualcun altro, rubandogli l’identità, arrivando a diffamare un povero inconsapevole. Scherzi a parte, esiste veramente su fb un’applicazione per scoprire gli utenti morti ovviamente morti solo on line! E allora ancora grazie Marc!
La verità è che facebook è un passatempo, un modo per chiacchierare, un bar virtuale, caratterizzato da divertimento, simpatia e goliardia. Questo è ciò che è, o almeno è lo spirito con cui era nato. La lettera che Marc ci ha inviato mostra voglia di condivisione, rispetto e legalità. Ma c’è sempre qualcuno che pensa, chissà se a torto o no, che non è tutto oro ciò che luccica…
Approfitto del compito di economia Agroalimentare per inserire la mia relazione sugli acquisti online nell’ultimo periodo, dopo aver elaborato lo studio di Nielsen, Leader Mondiale di Ricerche, Informazioni ed Analisi di Mercato, sperando che possa essere utile anche a voi, anche solo in termini di curiosità
Vi invito a postare la vostra, anche inerente alle altre ricerche proposte, per avere un confronto sui lavori e un’arricchimento nell’ambito.
Proue
“Il nuovo trend di acquisto. Internet e le sue meraviglie.
Internet e i viaggi su web si impongono sempre più come metodologie preferenziali per gli acquisti.
Il fenomeno ormai è diventato di dimensione globale (38 i Paesi su cui si è sviluppato lo studio statistico riportato nell’articolo in questione).
E largamente differenziate anche le tipologie di prodotto protagoniste di questi acquisti.
Il motivo sembra semplice: la gente compra su internet non solo perché è più comodo e semplice, ma sostanzialmente perché attraverso l’acquisto in web riesce a valicare i limiti geografici di reperibilità e valuta.
Le cifre parlano chiaro: più dell’85% dei consumatori che possono accedere ad internet acquistano anche merce online, percentuale che ha contribuito ad un incremento delle vendite su scala mondiale di quasi il 50%.
Al contrario di quanto si possa pensare sono gli abitanti della corea del sud i migliori e più assidui acquirenti ondine (la loro percentuale è del 99%), quanto all’Italia, che pure sembra a prima vista molto “propensa” all’acquisto in rete, figura molto più in basso, con esattamente al 45% dei consumatori in possesso di un accesso internet.
I prodotti acquistati, come riportavamo, sono i più disparati, con una grande predilezione per i libri, seguiti da abbigliamento e accessori e viaggi (tra cui pacchetti turistici completi e semplici biglietti aerei dei turisti fai-da-te). In particolare il biglietto elettronico di viaggio è tra i beni di consumo maggiormente acquistati dal target nazionale, non avendo di per sé le limitazioni imposte all’articolo di abbigliamento (taglia, vestibilità, etc.)
Per quanto riguarda i metodi di pagamento invece, la soluzione di gran lunga preferita è la carta di credito, nonostante la sua “debolezza” in ambito sicurezza che spesso porta a spiacevoli inconvenienti economici.
Grandissima rilevanza hanno attualmente, più che i siti internet diretti delle aziende che producono la merce acquistata, i grandi contenitori di vendita (Ebay, Amazon e altri siti del genere).
Anche questo elemento, come altri, enfatizza nello studio il carattere “espansivo” del fenomeno, la clientela preferisce infatti rivolgersi ad operatori che abbiamo una disponibilità multi-marca e che si dipani su una reperibilità geografica e di prodotto che sia il più estesa possibile.”
Per chi volesse approfondire il discorso: Qui c’è il sito della Nielsen e questo in particolare è lo studio completo di riferimento per la relazione.
Ovviamente il blog è protetto da password.
Ho provveduto ad inviarla personalmente ai vostri indirizzi di gmail.
Chi non ne fosse a conoscenza è pregato di contattarmi sempre via gmail.
Mi sembra giusto spendere due parole su il perchè questo è stato fatto e su che cosa dimostri: l’importanza dei blog è sempre maggiore!! :-) La voglia di comunicare con gli altri si sta diffondendo sempre più! E internet é sicuramente un ottimo mezzo: non occorre spostarsi da casa per utilizzarlo, è comodo, accessibile, e possiamo pure dire che ha un linguaggio universale per tutti. E allora lo si usa!! Lo usano tutti! Anche le aziende!!
E’ necessario, però, tenere a mente qualche regoluccia, anzi 10 perle, diciamo…