2010
8
giugno

I 10 comandamenti(del Marketing non Convenzionale)

Torno dopo un pò su questo blog, dopo una serie di vicissitudini che mi hanno fatto ricordare quanto fosse tremendamente lunga l’Italia.

E, in un attimo di studio/relax, i miei occhi si sono fermati su un articolo postato in un sito di Ninja Marketing, dove i fautori diffondono la parola del Marketing Non Convenzionale.

Io posso essere di parte perchè adoro questo sito e ci capito spesso più per volontà che per caso… ma vi posto l’estratto di un  testo, scritto nel 2006 dai fondatori di Ninja Marketing, perchè ragazzi, secondo me questi due geni hanno capito veramente tutto…
E menomale che questo tutto non se lo tengono solo per loro.

Di seguito troverete la versione testuale in italiano, ma se siete almeno un pochino padroni dell’inglese, godetevi anche il video. Si tratta di un prodotto molto originale è che, per le mie tendenze spiritual/allucinate, ho apprezzato davvero tanto.

Buona lettura con:
I principi fondamentali della “Sacra scuola del Marketing non Convenzionale”.

I 10 PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA “SACRA SCUOLA DEL MARKETING NON-CONVENZIONALE”

(Iscritto in questa forma il 25 dicembre dell’anno 2006 da Alex Giordano e Mirko Pallera, fondatori di NinjaMarketing)

  1. Dal Brand DNA al Viral DNA
    Progetta la natura virale del tuo brand, prima di ogni cosa.
  2. Dai Target alle Persone
    Non ci sono target da colpire, ma persone con cui risuonare.
  3. Dagli Stili di Vita ai Momenti di Vita
    Esci dall’ufficio ed entra nelle tribù e nei loro momenti di vita.
  4. Dalla Brand Awareness alla Brand Affinity
    Non puoi piacere a tutti. Scegli e alimenta le tue affinità.
  5. Dalla Brand Image alla Brand Reputation
    Non costruirti un’immagine, conquistati una buona reputazione.
  6. Dall’Advertising all’Advertainment
    Non cercare di persuadere, ma diverti e stimola la conversazione.
  7. Dal Media Planning al Media Hunting
    Cambia il tuo media planner con un “cool hunter” della comunicazione.
  8. Dal Broadcasting al Narrowcasting
    Non ci sono solo i mezzi di massa, pensa a quanto è lunga la coda.
  9. Dal Market Position al Sense Providing
    Non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella società.

10.  Dal Fare Comunicazione all’ Essere la Comunicazione!
Quello a cui devi sempre aspirare è la coerenza dall’inizio alla fine.

2010
29
aprile

Venditore – Acquirente: la lista per la felicità di entrambi

Questo articolo non è mio.

L’ho trovato un internet e pare sia una traduzione di un altro articolo, i cui autori sono, secondo il mio sito di riferimento, Robin Good e Daniele Bazzano.
In origine il suo titolo era “Online Marketing: How to win your customer trust”, ovvero”Marketing Online: Come conquistare la fiducia del cliente.
Ebene, è proprio un elenco di cose da fare e da non fare, probabilmente messo a punto da chi di marketing etico e consapevole se ne intende davvero.
Ho deciso di riportarlo qui, e di non parafrasarlo nè cambiarlo in alcun modo, perchè secondo me dentro queste semplice parole sta il senso del marketing corretto di oggi.
Buona lettura.
Proue

1. DARE

Dai Sempre Più di Quello Che Ricevi

Offri un valore extra. Per qualcuno questo potrebbe voler dire “offrire molte cose“. Per altri può vuol dire semplicemente offrire un valore REALE ai clienti, qualcosa in più di quelle che sono le aspettative “standard“. Questo si può fare in diversi modi:

  • offrendo di più di quello che il cliente si aspetta,
  • offrendo alcuni bonus extra,
  • offrendo un supporto gratuito,
  • ampliando il servizio e in tanti altri modi possibili.

Si tratta della famosa filosofia del “dare di più“.
Fai Regali di Grande Valore

Offri gratuitamente qualcosa di grande utilità, qualcosa che incarni i tuoi prodotti e il tuo desiderio di soddisfare i bisogni dei tuoi clienti oltre le loro aspettative.

Offri un Test di Prova

Dai sempre l’opportunità di provare i tuoi prodotti e i tuoi servizi. Non permettere ai tuoi potenziali clienti di provare direttamente i tuoi prodotti indica che hai qualcosa da nascondere.

Fai in Modo Che il Tuo Cliente si Senta Speciale

Fai qualcosa di speciale per i tuoi clienti. Fare un regalo o un dono fa sempre bene. Trova il tempo di scrivere un articolo informale per aiutare i tuoi clienti su qualcosa di problematico o semplicemente per condividere qualcosa di utile che hai scoperto da solo.
Tratta Bene il Tuo Cliente Come Fai Con il Tuo Cane

Tratta i tuoi (potenziali) clienti al meglio e fagli delle feste ogni volta che li incontri, come fanno le persone con il proprio cane ogni volta che ritornano a casa – funziona!!!!
2. ASCOLTARE

Ascolta Attentamente

Ascolta le necessità dirette e indirette.

Non imporre le tue soluzioni ai tuoi clienti. Ascolta e comprendi ciò che davvero stanno cercando di ottenere e fai in modo di riuscire a dargli quello che cercano.

Ripeti quello che la persona ti sta dicendo in modo da essere certo di aver capito le sue esigenze.

Ascolta i messaggi che provengono dalle sue emozioni, non solo le necessità specifiche del caso.

Fai attenzione agli stereotipi.

Permetti al Cliente di Condividere Storie ed Esperienze

I clienti potenziali hanno spesso grandi idee e storie da condividere. Proponigli un modo per farlo e utilizza le loro storie migliori per far sapere ai tuoi clienti quello che possono aspettarsi da te.

Dai Spazio Alle Critiche

Dai il benvenuto alle critiche e sfruttale per migliorare.

Apriti ai clienti e consentigli di suggerirti nuove idee per migliorare il tuo prodotto.

Utilizza un servizio integrato di feedback contestuali comeuservoice.comgetsatisfaction.com.
Non Cercare di Vendere, Concentrati Sull’Ascoltare e Aiutare i Tuoi Clienti

Alla gente non piace quando qualcuno cerca apertamente di vendere qualcosa, a meno che non lo richiedano esplicitamente. Ecco perché il tuo obiettivo deve essere quello di ascoltare e comprendere qual è il vero problema dei tuoi potenziali clienti. Cerca di aiutarli in modo sincero senza cercare a tutti i costi di vendere loro qualcosa.

Fallo perché vuoi aiutare coloro che fanno parte della tua nicchia di mercato. Se loro riceveranno aiuto, acquisiranno fiducia in te e ti chiederanno dove possono comprare quello che vendi.

3. DIVENTA UN MODELLO

Non Dare Mai un Consiglio e Poi Fare il Contrario

Comportati seguendo quello che dici. Consiglia di fare quello che davvero faresti tu.

L’onesta è sempre la migliore politica.
Inizia Sempre Con l’Intenzione di Dare e Servire

Questo dovrebbe essere il tuo punto di partenza. Non vendere. Aiutare deve essere la tua missione primaria.

Migliora Grazie Agli Esempi

Sii un modello.

Condividi i tuoi consigli nel tuo blog, nella tua rete di contatti e nel tuo business. Sii coerente con quello che dici.

Cresci Con Umiltà

Sii un leader a disposizione degli altri, chiedendo loro: “Come posso aiutarvi – invece che – Come posso avere successo?

Condivi, offri un supporto, ispira, incoraggia, guida.
Conosci i Tuoi Concorrenti Come le Tue Tasche

I clienti adorano avere un venditore esperto e appassionato. Qualcuno che conosca tutti i prodotti sul mercato, le differenze, i punti forti e le debolezze di ognuno di questi.

I concorrenti sono anche una risorsa enorme da cui trarre ispirazione. Spesso hanno idee geniali prima di te, sbagliano come tu sbagli ed è quindi utile cercare di conoscere e imparare dalle loro esperienze.

Più ignori i tuoi concorrenti, più i tuoi clienti ignoreranno te.
4. SII TRASPARENTE

Mostra COME Fai Quello Che Fai

I tuoi clienti attuali e quelli futuri desiderano vedere realmente come crei / modifichi / produci le cose che offri. Permettigli di vedere quanta passione, abilità e competenze ci metti dentro.

Quando Non Puoi Vendere i Tuoi Prodotti Offri Dei Consigli

Se non possiedi quello che i tuoi potenziali clienti stanno cercando, non mandarli via. Proponigli una soluzione alternativa, anche se questo significa mandarlo da un tuo concorrente. Dimostra che ti interessa davvero trovare una soluzione ai loro problemi e non solo fare soldi.
Pubblica tu Stesso

Creati un luogo dove pubblicare regolarmente le tue risorse, le tue conoscenze (Twitter, un blog, una pagina o un gruppo di Facebook,TumblrClaimID, etc…)

Condividi liberamente le tue conoscenze grazie a questi nuovi strumenti di comunicazione invece di cercare di farti bello. Questo dimostrerà al tua attitudine a condividere le conoscenze e a collaborare con gli altri. In questo modo i tuoi potenziali clienti otterranno una dimostrazione del tuo impegno in quel settore specifico. Inoltre mostrerai la tua volontà di trovare una soluzione ai problemi!

Condivi non soltanto il tuo flusso di dati (risultati di una ricerca, Digg, bookmark, link) = informazioni, ma anche il tuo network di contatti e risorse fidate e di valore = persone.

Riconosci Quando Abbandonare

Se non hai quello di cui hanno bisogno i tuoi clienti e quello che fanno i tuoi concorrenti, lascia che i tuoi clienti sappiano. Loro te ne saranno grati e se ritorneranno un’altra volta avrai guadagnato la loro fiducia.

2010
31
marzo

Alimentaria: Un’esperienza “Transnazionale”.

Di ritorno da Barcellona, dove il mio gruppo di corsisti è stato mandato in occasione di Alimentaria, ci è stato chiesto di redigere una relazione sulle tecniche di comunicazioni B2B riscontrabili in fiera.
Ecco il mio lavoro(mancante ahimè di tutto il materiale fotografico – sembravo una reporter all’assalto…).

Spero possa essere uno spunto per molte riflessioni riguardante le tecniche di promozione e marketing nei contesti fieristici.

Proue

Relazione Transnazionalità

Alimentaria 25-26 Marzo 2010

Alimentaria,
Salòn Internacional de la Alimentacìon y Bebidas,
si posiziona tra le principali fiere del settore in Europa. Essa ospita ben 75 Paesi, 4000 imprese, di cui 1200 internazionali, leader nella fabbricazione e nella distribuzione di alimenti.
Il salone è visitato mediamente da circa 130.000 acquirenti internazionali provenienti da 155 Paesi del mondo.
L’accesso è consentito esclusivamente a professionisti del settore alimentare ed è vietato l’ingresso ai consumatori finali.  E’ quindi un tipico esempio di comunicazione Business to Business (B2B), ovvero da Azienda ad Azienda.
Alimentaria a Barcellona è parte (e principale protagonista) di Alimentaria Exhibitions, una serie di eventi fieristici nel settore alimentare improntati e finalizzati allo scambio culturale e commerciale tra i Paesi europei.
Assieme ad Alimentaria, a circa due mesi di distanza, a Barcellona si tiene anche Bta. Barcelona tecnologìas de la alimentacìon, che è una fiera dedicata alla tecnologia, strumentazioni e macchinari per il Food and Beverage.
Dello stesso staff organizzativo sono anche Alimentaria Mercosur & Restaurama, Barcelona Degusta, Alimentaria &Horexpo-Lisboa ed Alimentaria Mexico, spalmate durante il restante periodo dell’anno.

La struttura

La fiera è composta da padiglioni settoriali raggruppati in aree monopiano a seconda del prodotto pubblicizzato.

I padiglioni sono 14:

Congelexpo: Prodotti congelati

Expobebidas: Bevande analcoliche, acque minerali, birra, sidro e mosto

Expoconser: Conserve & semilavorati

Intercarn: Carni e prodotti simili

Interlact: Latte & prodotti caseari

Olivaria: Olio di oliva

Interpesca: Frutti di mare, ittica e prodotti ittici di allevamento

Intervin: Vini e liquori

Multiproducto: Prodotti alimentari in genere

Mundidulce: Dolci, biscotti & confetteria

Restaurama: Alimenti & prodotti e servizi per l’ospitalità

Ecological & Organic Food & Vegefruit : Mostra di prodotti alimentari ecologici ed organici

Autonomous Communities Pavilion: Partecipazioni di groppo dalle Comunità Autonome Spagnole

International Pavilion: Partecipazioni dall’Estero

I padiglioni sono suddivisi come abbiamo visto in base alla tipologia di prodotto (o del gruppo di prodotti),
e non vi è ulteriore suddivisione in base alla tipologia dell’azienda o alla tipologia del mercato.

Principale spazio ed importanza vengono ovviamente dedicati agli alimenti di origine spagnola, ed a tutte le tipicità alimentari del Paese  (Olio d’oliva, Carni e Salumi, Prosciutto Iberico, Formaggi tipici etc.),
ma la strutturazione dei padiglioni non penalizza affatto la partecipazione di gruppi provenienti da altri Paesi del mondo,  provvedendo ad una ripartizione equa dell’area a disposizione.

Non mancano le novità alimentari e particolari commistioni sensoriali (torrone da spalmare come se fosse una marmellata, fumetto per risotti in lattina, cotognino proposto a fette come se fosse un insaccato, da cui riprende texture e colori), ed altre originali proposte.

Gli Stand

I padiglioni sono posizionati in maniera non lineare, dato che l’area si estende in tutti e quattro i lati; non esistono percorsi obbligati per camminare lungo gli stand, il visitatore è libero di zigzagare ovunque voglia e di tornare indietro in qualsiasi momento: questo a volte porta il rischio di saltare delle aree o delle “facciate”.

La fiera prevede una suddivisione esclusivamente in base all’area settoriale a cui appartiene il prodotto, a prescindere dalla specificità organolettica o di tipologia ultima. Inesistente anche una differenziazione di origine geografica, il che permette un continuo avvicendarsi di prodotti e culture che rende il percorso piuttosto eterogeneo ma decisamente poco noioso.

Quanto allo “stile” degli stand, come era prevedibile non c’è un filo rosso che lega uno stand agli altri, ogni azienda è assolutamente libera di esprimere al meglio il proprio prodotto con le strategie e le tattiche che ritiene più opportune.

Soluzione questa funzionale alla diversità dei Paesi espositori e dei prodotti, una linea guida avrebbe smorzato e livellato le capacità espressive e comunicative di ogni singolo espositore oltre che avrebbe portato a problemi non indifferenti di coordinazione tra tutti e, particolare rilevante, delle pretese economiche probabilmente non sostenibili da tutti gli espositori.

Discorso a parte merita l’organizzazione di congressi e conferenze che si sono tenuti durante il periodo di apertura della fiera, e che hanno interessato per lo più il settore

Ricerca, Sviluppo ed Innovazione.

Si sono avuti interventi di studiosi e specialisti sulla Dieta Mediterranea e un Premio Internazionale per il Miglior Packaging dell’anno 2010

… ma anche il mondo della cucina, con competizioni tra giovani cuochi emergenti e nuovi metodi di cottura, e progetti internazionali per la promozione di joint venture in tutto il mondo.

Presentazione prodotti

Per i prodotti che lo consentivano si è voluto dare grande spazio al cuore del prodotto, oltre che al packaging o a elementi pubblicitari aggiuntivi.
Biscotti, affettati, formaggi  erano presentati in quasi tutti i contesti anche senza confezioni o cellophane, un modo per permettere ai visitatori di testarne colori sapori e profumi, come si conviene ad un prodotto alimentare.

Molti stand comunque hanno optato per originali mini eventi all’interno stesso degli stand, molti dei quali trasformati in mini bar-longue  (per molte bevande c’erano tavolini con design molto curati, uno stand aveva addirittura una  mini piscina con tanto di modelli-bagnanti sulle sdraio).
Altri proponevano mini concorsi a premio, al posto della classica degustazione.
Altri ancora si sono lasciati andare all’ambientazione retrò e scenografie etniche, con hostess in costume che offrivano il prodotto ai passanti e gentilmente si offrivano per fotografie (l’importante era farle in modo che il brand fosse ben visibile …)

Molte aziende hanno insistito molto sul concetto di “naturale”, esponendo scenografie composte da verdura fresca e colorata in cassette in stile contadino. Sono stati anche proposte scenografie che riprendono interni di cucine, con tanto di fornelli e pentolame a vista, dove cuochi illustravano modalità d’uso dei prodotti.
Altro elemento che ha marcato lo stile di molti stand è stato la “Salute”, che ha dato vita a design minimal e dai colori bio (legno a vista, carta non trattata etc.).  Un trend questo riscontrabile nelle ultime esigenze dei consumatori, sempre più attenti al mangiar sano ed all’alimentazione bio.
Tecniche di Comunicazione

Tutti gli stand presenti ai padiglioni avevano a disposizione brochure complete di doppia tipologia,  una contenenti informazioni riferite all’azienda, complete di storia, peculiarità, vision, mission e core business;  l’altra specifica dei prodotti esposti, con schede dettagliate di ogni prodotto, racchiuse in cartelle dedicate.  Grande utilizzo di monitor video, alcuni con audio di sottofondo, scelta probabilmente poco azzeccata per le difficoltà acustiche dovute al brusio degli ospiti e a difficoltà di interpretazione della lingua. Alcuni stand invitavano piccoli contest di degustazione, della durata di circa un quarto d’ora ciascuno, accompagnati da piccoli ricettari cartacei. (Carinissima l’idea del ricettario con calamita da appendere al frigorifero di un’azienda di frutti di mare). Nel padiglione Multiproducto, una azienda nota anche in Italia,
la Kellog’s, ha pensato di creare una mini area nell’area dove, oltre a servire una selezione di cereali in ciotoline con latte fresco, distribuiva piccoli libretti gioco per bambini e ragazzi (consapevole della totale assenza degli stessi, dato che la fiera era aperta a visitatori oltre i 16 anni di età).
Lodevole la coerenza con il suo prodotto, consumato per la sua grande maggioranza da un target diverso da quello presente all’evento.  Nota: I libricini sono scomparsi comunque, nel giro di un paio di ore.

Altro elemento di promozione molto utilizzato sono state le sportine semirigide di cartoncino o plastica, qualcuna di stoffa. Erano preparate a portata di mano con il materiale promozionale cartaceo (brochure e biglietto da visita di solito), spesso all’interno era presente un campione gratuito di prodotto, per lo più le novità dell’anno o prodotti in fase di lancio.
Questo elemento promozionale, “copiato” dalle conferenze stampa per i giornalisti, è uno di quelli che passa indenne l’uscita della fiera, essendo utilizzato per trasportare il materiale cartaceo raccolto, e molto spesso, se esteticamente carino e di materiale molto resistente (plastica o stoffa), viene riutilizzato anche a prescindere dalla fiera o tenuto come ricordo, perpetrando la funzione promozionale dei loghi e delle informazioni stampatevi sopra.

Un approfondimento particolare, data la nazionalità di chi scrive questa relazione, deve esser data ad aziende che propongono prodotti accostabili alle tipicità italiane.
Uno stand spagnolo, dalle splendide scenografie boschive, promuoveva numerosi tipi di funghi (compresi i tanto amati porcini).
Uno stand dalle scenografie  completamente in alluminio rosso  promuoveva conserve di pomodoro rigorosamente “Made in China.” L’ultimo degno di nota era completamente blu,  un blu dai parmigiani perfettamente riconoscibile,  e promuoveva un brand di paste alimentari turche, con contrasti (voluti?) di giallo e celeste sfumato.

Ma l’Italia non è rimasta a guardare e si è presentata con consorzi e marchi istituzionali affiancati da brand già molto forti nell’export.
E’ il caso quest’ultimo della Granarolo e della Auricchio e,  per i primi, dell’Assessorato all’agricoltura della Regione Campania,  e del Consorzio di tutela dei salami della Calabria.

Personale di Contatto

Molti espositori si sono dotati di personale  di contatto, per lo più hostess immagine, pochi gli elementi maschili.  Per il contatto diretto e per lo scambio di informazioni erano disponibili uno o due elementi probabilmente impiegati dell’azienda in questione, tutti o quasi disponibili a parlare in lingua inglese elementare.
Molti operatori standisti erano disposti a rilasciare informazioni o materiale informativo più approfondito soltanto dietro consegna del proprio biglietto da visita. In caso contrario si limitavano a segnare i dati della persona interessata e dell’azienda di riferimento, con la promessa di inviare materiale multimediale in un secondo momento.

Osservazioni Personali

L’esperienza nel suo complesso è stata parecchio edificante ma secondo una opinione personale, un giorno solo non è sufficiente per studiare e comprendere a pieno le dinamiche di un evento di importanza ed estensione così alta.
Probabilmente per gli addetti al settore il discorso è leggermente diverso in quanto è presumibile che le aziende interessate ad un particolare settore non abbiano il tempo né l’interesse a visitare ed intessere rapporti in tutti e 14 i padiglioni della fiera.
E’ un peccato comunque che una volta entrati in fiera non si possa godere, anche solo per curiosità e/o cultura personale, di tutti gli altri padiglioni in esposizione.
A mio parere infatti la fiera non deve essere solo  vista come punto di incontro tra domanda e offerta e di scambi commerciali, ma anche come un fruttuoso spunto per idee ed elementi innovativi da adattare alle proprie specifiche esigenze di comunicazione.

2010
31
marzo

Swappiamo??!

Sì, avete letto bene, ho scritto: SWAPPIAMO!! Ma che cosa è lo SWAP?
Tranquilli non sto parlando dello swap finanziario, nè di informatica, bensì di moda!! :-)
Lo Swap altri non è che una specie di baratto… Diciamo che detto così fa molto cool e figo, ma in realtà è solo uno scambio che avviene tra persone, principalmente del sesso femminile, per rimpinguare gli armadi di nuove mise da sfoggiare, evitando di farli scoppiare! Li chiamano swap party!!
Ne parlo perchè mi piace cogliere il cambiamento del comportamento di acquisto del consumatore di oggigiorno e di come, in fase di ristrettezze economiche, riesca a superare la crisi con una certa nonchalance.

Funziona così.
Fase 1: porti il capo di vestiario che non ti interessa più e versi una quota di iscrizione, di solito attorno ai 50 euro.
Fase 2: una giuria di esperti valuta le condizioni del tuo vestito o accessorio che vuoi vendere e ti dà un corrispettivo in buoni (es. gettoni colorati)
Fase 3: con questi buoni tu puoi “acquistare” uno o più capi che altre persone vogliono barattare!
Fase 4: la soddisfazione di un vestito nuovo a costo zero! O almeno così viene percepito!

In America questo tipo di commercio alternativo, se così vogliamo chiamarlo, esiste da ben 13 anni!!
Qui da noi in Italia, invece, le tendenze arrivano sempre dopo.
Lo scopo di tale idea è consumare in modo ecosostenibile, senza sprechi.
Se la cosa vi ha incuriosito visitate: atelieredelriciclo; swapclub italia ; iloveshopping.bo.it e barattiamo.
Ci sono anche dei gruppi su facebook come ad esempio: Swap party – i love swap party.

Questa nuova tendenza mi fa venire in mente cosa c’era prima di “alternativo” e cioè: e-bay. La più nota asta on line.
E- bay, quando nacque, aprì gli orizzonti sia alle imprese, che ai privati.
Poter vendere on line era veramente innovativo e il fatto che potessero vendere sia aziende che privati, alquanto democratico.

E oggi, che sembra iniziare a dilagare la swap mania, noto che anche le aziende cominciano a darsi da fare e a rivalutare l’usato…
Un nome su tutti? Elena Mirò che in occasione dei suoi 25 anni di vita dà il 25% di sconto su un nuovo acquisto se si porta un capo vecchio.
Ottima trovata… Almeno aiuta le persone meno fortunate di noi!!! Lo scopo è sicuramente dei più nobili, ma chissà se però convenga!
Meglio lo swap party!! E’ più divertente!!!

Articolo disponibile anche sul Blog di Chicaline

2010
8
marzo

Guerriglia Marketing 4: Il Teaser

Ed ecco a voi un altro piccolo grande stratagemma del marketing moderno, una campagna o annuncio pubblicitario progettato per creare curiosità attorno ad un prodotto di cui viene omesso il nome, e che verrà rivelato in una campagna o annuncio successivo, instaurando un clima di interesse quasi “preparatorio” per chi ne viene a conoscenza prima di sapere l’oggetto di cui si parla.
Dunque signori e signore vi presento il teaser, o meglio a presentarvelo è una signorina che si spoglia per strada…

Ma andiamo con ordine.
Qualche tempo fa ho letto di una spettacolare campagna di comunicazione ideata per un negozio di Berlino.
Per l’apertura del suo nuovo store questo brand ha sparpagliato per le strade principali della città con dei cartelloni pubblicitari.
E fin qui niente da dire.
Questi cartelloni però sono stati posizionati in modo davvero strategico, la ragazza che appare sui cartelloni è vestita di tutto punto, un poco ammiccante, girata quasi del tutto di spalle.
Ma basta fare qualche centinaio di metri nella direzione giusta, volutamente non indicata dal cartello, per ritrovare, se siamo fortunati, un secondo cartello, del tutto simile al primo, ma la cui ragazza appare senza un elemento del suo abbigliamento iniziale.
E la cosa continua così, curiosa e stimolante, più si và avanti, nella direzione giusta si direbbe, più la maliziosa ragazzetta appare denudata di altri capi.
Fino a quanto possiamo spingerci?
Fino a quanto ci concederà l’avvenente figura in carta e colori?
Quanto basta per scoprire uno dei completi della nuova collezione del brand.
Perché è proprio così, la direzione giusta è in effetti quella che porta dai cartelloni allo store, un negozio di lingerie.


Insomma, la creatività del team di marketing è riuscita a stimolare la curiosità (e delle innate fantasie…) di potenziali acquirenti facendoli giocare semplicemente ad una caccia al tesoro, davvero ben architettata, seppur nella sua disarmante semplicità.
Grandissimo colpo a mio avviso, e non perché sia tremendamente di parte.
Proue

2010
8
febbraio

Guerriglia Marketing 3. I Guerriglia Stores

Guerriglia Guerriglia Guerriglia

Che stia diventando una ossessione?
Da quando lo conosco lo vedo/sento proprio dappertutto.

Ebbene ieri ero ad una chic-osissima conferenza sulla storia del Costume, e un marchio tra i protagonisti elogiati e coccolati dal relatore (divino…) era Comme des Garçons, fashion brand giapponese che pare stia impazzando tra i patiti di stile nel mondo.
Non mi dilungo a parlare del marchio, che tra l’altro, alla luce della conferenza di ieri, prende a piene mani, direi quasi spudoratamente, da una nostra stilista degli anni ‘30, al secolo Elsa Schiapparelli, ma vi parlo di quanto la  bambolina superstilosa che crea questa linea abbia capito come “eventizzare” la sua moda e far parlare di sé.

La stilista giappo, proprio  in questa concezione, i suoi guerriglia stores, dal 2004, antesignana di una corrente markettara/filosofica del “massimo risultato con il minimo sforzo”.

I Guerriglia stores di Rey Kawakubo sono in realtà luoghi non deputati che si trasformano, ma solo al loro interno, in temporary stores che propongono la nuova linea.
E non si cambia neanche troppo l’interno, se proprio la vogliamo dire tutta, lasciando e riutilizzando con fantasia i (pochi) attrezzi trovati sul posto.
Altra caratteristica dei Guerriglia Stores della casa è l’assoluta assenza di insegne, o di indicazioni per trovare questi stores, che non sono neanche lontanamente oggetto di campagne di comunicazione.
Lo trovi? Bene, sei fashion.
Non lo trovi? Hai perso una occasione unica.

I suoi quindi risultano essere veri e propri stores urbani ossasionali, che sembrano (e occhio al “sembrano”) improvvisati, e che, dopo un periodo di tempo, cui non è dato sapere, spariscono così come sono comparsi.
Esempio emblematico, la cui fonte è il caro relatore,  una macelleria americana che, secondo testimonianze, per una decina di giorni è diventato Comme des Garçons stores: neanche il tempo per i fortunati di avvertire la propria cerchia di fashion victim della scoperta di questo posto, che accorsi in loco questi han ritrovato una macelleria.

C’è chi parla di rimando al Giappone postatomico, con le sue strutture non strutture ed il filone dell’essenziale, c’è chi lo giustifica con la voglia di sfondare la distribuzione regolare contro la schematicità del mondo Nipponico.

Ma noi ormai siamo Guerriglia Marketing Hunters, e certe cose proprio non ci possono sfuggire.

Curiosi? Esaltati? Eccovi il video esempio, in attesa della prossima, succulenta, case history!

Proue

Comme Des Garcon Guerrilla Store Grand Opening Berlin

 

2010
20
gennaio

Guerriglia Marketing 2. Un caso sui generis.

Se è vero che, come definisce Wikipedia, il  Guerriglia marketing è:   “una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali,” …
…. allora oggi vi racconto un caso che ho deciso di definire di “guerriglia marketing  sui generis” nel mio palazzo.

Mi spiego meglio:
oggi torno a casa, e mentre mi accingo a salire le scale, l’occhio mi cade, come al solito, sulla cassetta della posta. Dalle scale non posso capire cosa sia, ma il solo fatto che nella finestrina si intraveda qualcosa mi fa deviare il percorso.
Più mi avvicino alla cassetta della posta più l’oggetto al suo interno prende forma.
Una busta bianca, discreta, innocua, che non ha la forma delle bollette.
Mentre raggiungo la cassetta il pensiero che sia una lettera di un amico mi solleva.
Finalmente giungo, apro, ed estraggo la lettera.
Ad una osservazione successiva mi accorgo che non porta mittente (accipicchia), tanto meno il destinatario (hmh…).
Ma sollevo la linguetta, che non è incollata, e apro il foglio al suo interno: una mezza  facciata di foglio protocollo scritta a mano. Da quanto tempo non leggevo qualcosa di scritto a mano…
Ebbene ragazzi, non potete immaginare.

Provate ad indovinare chi mi ha scritto?
Una certa signora Pina (Si firma alla fine della lettera, con tanto di cognome).
Niente di strano, chi non consoce una signora Pina?
Niente di strano se non fosse che la signora Pina mi invita  a riflettere sull’esistenza o meno di un destino predeterminato ed a partecipare ad un discorso pubblico…
Avete capito bene, la signora Pina in realtà è un’appartenente ad una delle religioni più diffuse in Italia, di quelle i cui membri girano e bussano casa per casa per cercare di convertire il mondo, con determinazione, dolcezza, purtroppo a volte un tantino di ottusità.
Ma non ne hanno colpa, del resto la fede è ottusa, è un dato di fatto.
Tornando dall’out alla signora Pina, vi prego di riflettere sui mezzi e gli strumenti che ha utilizzato:

Il luogo: la cassetta della posta
- la cassetta della posta (che oggi è tornata un contenitore abbastanza intimo e serio, da quando le amministrazioni comunali si sono inventate il “porta pubblicità condominiale” separato.
Nella cassetta della posta troviamo per lo più informazioni riservate (bollette), servizi che abbiamo esplicitamente richiesto (riviste o altro in abbonamento) e corrispondenza personale.

Il mezzo: una lettera
- la lettera è quanto di più personale si possa pensare di ricevere.
La busta bianca, il foglio preso da un quaderno, stimola ricordi e sensazioni che gli A4 e gli stampati non permettono più.

Lo strumento: la scrittura a mano
- alzi la mano chi non ha  difficoltà a scrivere qualcosa a mano. Chi non ha completamente perso l’abitudine a prendere la penna in mano, chi non sorride davanti ad un testo di un bambino, pulito, ordinato, ma quasi “vivo”.

Insomma, che la signora Pina lo abbia fatto o meno apposta, ha egregiamente abbattuto, piano piano, senza dare troppo nell’occhio, tutti i paletti che la mia esperienza, il moderno modo di fare pubblicità e il bombardamento mediatico, con il passare del tempo mi avevano fatto alzare necessariamente.

La sua informazione è passata per intero, senza fastidio, senza risentimento e senza farmi credere di aver perso del tempo cedendogliene.

In ogni caso la signora è finita, questo sicuramente non l’ha fatto apposta, in uno studio sul marketing.

Non mi resta che apprezzare il suo lavoro e farle i complimenti perché:
- se la sua è stata un’idea  spontanea, tanto di cappello perché la sua pubblicità ha trovato una destinataria.
- se la sua è stata una idea freddamente architettata, tanto di cappello perché ha capito come “fregarmi”.

Proue